Trentasette anni di vita, oltre 250 collaboratori sul campo, 1.952 indirizzi recensiti: la guida Osterie d’Italia di Slow Food Editore è arrivata alla sua edizione 2027 e, come ogni anno, ha rimescolato le carte della ristorazione di tradizione. Il volume è in libreria dal 21 ottobre al prezzo di 24,90 euro e sarà disponibile in app dal 3 novembre; è stato presentato nella Sala Fucine delle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
Il riconoscimento più ambito, la Chiocciola — assegnata ai locali che Slow Food giudica in piena sintonia con i propri valori — è andata a 335 indirizzi. Altri 627 hanno ottenuto la Bottiglia per la selezione dei vini, 228 il riconoscimento Bere Bene. Una novità strutturale di quest’anno: i 175 cosiddetti Locali Quotidiani (pastifici, gastronomie, enoteche con cucina) entrano direttamente nelle sezioni regionali, non più in un capitolo a parte.
Sul fronte geografico, la regione con più locali segnalati è il Piemonte con 169 indirizzi, seguita da Toscana (158) e Campania (155). Ma la classifica delle Chiocciole ribalta l’ordine: in testa c’è la Campania con 34 premi, poi il Piemonte a 31, quindi un terzetto — Emilia-Romagna, Toscana e Puglia — con 26 Chiocciole ciascuna.
Per chi lavora o mangia in Emilia-Romagna, due nomi da segnare: Maria Dadomo Campanini dell’Osteria Campanini a Busseto, novant’anni e nominata Oste dell’anno, e la Trattoria da Amerigo 1934 a Savigno, che ha ricevuto la Menzione speciale FIPE in occasione dei 40 anni di Slow Food.
I premi speciali raccontano un’Italia gastronomica diffusa: il Premio Novità è andato a Martina Russi del ristorante Radici a Vico del Gargano (Puglia), il Premio Giovane — intitolato a Vittorio Fusari Franciacorta — a Carolina Vio dell’Ortosteria da Renè a Bastia di Albenga (Liguria). Il Premio Piatto dell’anno ha incoronato il Tris di paste ripiene dell’Hostaria Viola a Castiglione delle Stiviere (Lombardia), il Premio Dispensa è andato a Roberta Polloni di Casa e Ciliegie a Loro Ciuffenna (Toscana), e il Premio Ostinati ha premiato Pino Trimboli de La Collinetta a Martone (Calabria).
Il capitolo che ha già fatto più discutere riguarda quattro pizzerie campane tra le più note in Italia: Pepe in Grani di Franco Pepe, I Masanielli di Francesco Martucci, La Notizia di Enzo Coccia e la pizzeria Salvo dei fratelli Francesco e Salvatore non hanno ottenuto la Chiocciola. Per i primi due la questione era già nell’aria: l’anno scorso il responsabile editoriale Carlo Bogliotti aveva detto che, se si fossero rivelati fuori target, sarebbero state fatte valutazioni. Evidentemente lo sono state. La lettura implicita — locali diventati troppo “gourmet” per gli standard della guida — apre una domanda concreta per chi frequenta queste pizzerie: il confine tra tradizione e ricerca è ancora lo stesso di dieci anni fa?
L’edizione 2027 è anche la prima dopo la scomparsa di Carlo Petrini, che questa guida l’aveva immaginata 36 anni fa. Bogliotti lo ha ricordato con una nota personale, descrivendo i viaggi in cui ogni percorso veniva allungato pur di fermarsi in osteria a pranzo e a cena. Un dettaglio che dice molto su cosa la guida abbia sempre cercato di essere: non una classifica, ma un modo di stare al mondo.
Fonte: Dissapore




